Questione di domande
- Redazione
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Il Vangelo (…) propone alla nostra meditazione l’ultima parte del capitolo VIII del Vangelo di Giovanni, che contiene – come abbiamo sentito - una lunga disputa sull’identità di Gesù. Poco prima Egli si è presentato come “la luce del mondo” (v. 12), usando per ben tre volte (vv. 24.28.58) l’espressione “Io Sono”, che in senso forte richiama il nome di Dio rivelato a Mosè (cfr Es 3,14). Ed aggiunge: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte” (v.51), dichiarando così di essere stato mandato da Dio, che è suo Padre, a portare agli uomini la libertà radicale dal peccato e dalla morte, indispensabile per entrare nella vita eterna. Le sue parole però feriscono l’orgoglio degli interlocutori, ed anche il riferimento al grande patriarca Abramo diventa motivo di conflitto. “In verità, in verità io vi dico: – afferma il Signore - prima che Abramo fosse, Io Sono” (8,58). Senza mezzi termini, dichiara la sua pre-esistenza e, dunque, la sua superiorità rispetto ad Abramo, suscitando – comprensibilmente – la reazione scandalizzata dei Giudei. Ma non può tacere Gesù la propria identità; sa che, alla fine, sarà il Padre stesso a rendergli ragione, glorificandolo con la morte e la risurrezione, perché proprio quando sarà innalzato sulla croce si rivelerà come l’unigenito Figlio di Dio (cfr Gv 8,28; Mc 15,39). (Benedetto XVI - Omelia nel IV anniversario della morte di San Giovanni Paolo II, 2 aprile 2009)




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